lunedì 6 luglio 2015

Schemi di realtà




Il percorso verso la conoscenza di sè stessi è una questione spinosa, non tanto perchè oggettivamente lo sia, ma perchè non siamo agevolati in questo tipo di ricerca dal tipo di vita che viviamo.  

Siamo pieni di condizionamenti, credenze erronee e limitate e concetti obsoleti e falsati che, anche se non ce ne accorgiamo, pregiudicano continuamente il nostro vivere attraverso lo schema di interpretazione della realtà che ognuno di noi possiede. 

Schema che viene assorbito nei primi anni di vita e che, se non viene messo in dubbio e contestato il prima possibile attraverso un'indagine approfondita, rischiamo di portarci dietro finché morte non ci separi. 
Lo schema, lo uso al singolare per semplificare, è come un filtro composto da tutti i sistemi di credenza e convinzione ai quali abbiamo aderito inconsapevolmente durante tutta la nostra vita. 

Questo filtro è tenuto insieme dai collegamenti neuronali che vengono attivati in riposta a un pensiero e a uno stimolo esterno di un determinato tipo. 


Noi ci conformiamo alla realtà sulla base dell'attivazione di quei collegamenti, in risposta a quel determinato stimolo. Di conseguenza, non rispondiamo all'evento esterno, qualunque esso sia, in maniera limpida e chiara, perchè non lo osserviamo nella sua realtà oggettiva, lo osserviamo nella nostra realtà, ovvero dentro la nostra testa, all'interno del nostro particolare schema di risposta sinaptico. 

Il pensiero a sua volta è collegato a doppio filo con l'emozione associata allo schema specifico attivato di volta in volta.
Va da sé che tutto ciò che ci provoca un seppur minimo disagio, ha la sua radice nel nostro cervello e nel nostro schema di credenza specifico, NON nella realtà delle cose così come sono, senza la sovrapposizione della nostra opinione a riguardo, del nostro giudizio o delle nostre paure.

Se volessimo semplificare, diremmo che questi filtri, questi schemi, sono quello che in India hanno sempre chiamato "il velo di Maya", cioè l'illusione che ci impedisce di vedere la vera Realtà. 
Per una semplice regola di specchi, noi possiamo vedere la Realtà solo se siamo la Realtà.

E' sottinteso che ci sia qualcosa che ci è sfuggito, nei secoli dei secoli, perchè noi crediamo tutti a quello che possiamo vedere e toccare con mano, a tutto ciò che può avere una realtà concreta. 
Il problema è che la realtà concreta non esiste, se non con il nostro permesso e la nostra chiamata: siamo degli invocatori di realtà. Qui si trova la radice della storia di tutti i maghi in tutti i tempi.  

Noi attraiamo, per risonanza simpatetica, tutte le energie conformi ai nostri stati di pensiero-emozione.
Il nostro sistema di credenza determina tutta la realtà, da quando ci alziamo la mattina a quando andiamo a dormire. 

Questo tipo di discorso viene declamato da molti esponenti della nuova spiritualità ormai da anni come un dato di fatto.
Potete verificare anche nella vostra vita come questo sia vero, semplicemente stando attenti al rispecchiamento pensiero/realtà. L'attenzione, in questo senso, è il primo passo verso la consapevolezza e verso la liberazione.
L'attenzione non deve essere paranoica, concentrata o forzata, ma leggera e rilassata. Così come dovremmo esserlo noi, in tutte le circostanze della vita. 


Tornando al tema di partenza, diciamo che una via spirituale consiste principalmente nel divenire consapevoli di tutti i nostri schemi, i filtri, andando a vedere cosa troviamo dietro gli innumerevoli veli che ci siamo (si, ci siamo) messi davanti agli occhi. 
E' così che, divenendone consapevoli, sgomberiamo la strada dell'energia e cominciamo a fare spazio per il cambiamento, per qualcosa di più bello e appagante.
Cominciando a "ripulire la visuale", accade che iniziamo a vedere un po' di più con gli occhi dell'Anima, piuttosto che con quelli del piccolo io che abbiamo sempre creduto di essere. E si attiva l'intuizione, che prima era sopita, quella vocina interiore che di rado ascoltiamo, ma che è sempre stata presente per guidarci lungo la strada.

Vedere fuori è vedere dentro: le due cose non sono scollegate, ma perfettamente speculari. Per fare un esempio, se noi pensiamo di essere non meritevoli di niente, la nostra vita ci porterà esattamente quello che corrisponde in questo caso, al nostro stato interiore di scarsità: la mancanza. 

Il lavoro sta nel vedere la falsità e l'inconsistenza di tutte queste sovrastrutture menzognere che ci siamo appicicati addosso, perchè qualcuno ci ha detto che le cose stavano così e noi ci abbiamo creduto.

La via spirituale è il trovare ed essere chi siamo veramente, al di là di tutte le illusioni. 
"Conosci te stesso e conoscerai l'universo e gli Dei", recita l'Oracolo di Delfi. 
Il primo passo per conoscere se stessi è riconoscere se stessi, guardarci veramente in faccia con sincerità e onestà, imparare ad accettare e ad accogliere quello che vediamo. E infine arrivare ad amarlo, al di là di ogni giudizio e compromesso.  

Ma di questo parleremo un'altra volta :)

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