sabato 3 ottobre 2015

Sat Chit Ananda

Facciamo un po' di chiarezza, per i non addetti ai lavori.

Quello di cui parliamo qui, è il Risveglio, o Realizzazione.

Di cosa? Di ciò che Sei.
Quello che avviene quando questo accade, è che l'io si fonde con il Sè.
Cosa rappresentano e cosa indicano questi termini?

L'io è il pensiero "io", che contiene e produce tutti gli altri. 

E' l'equivalente e il sinonimo di "ego", ed è la causa dell'identificazione con il corpo-mente. 
Qui la parola chiave è "identificazione": noi siamo quello che pensiamo.
Questo predetermina il nostro punto di vista fisso di base e, conseguentemente, tutti i risvolti della nostra vita. 
La Coscienza, che è ovunque ed è Tutto, viene "personalizzata" in un sistema biologico pensante (quello che viene riconosciuto come "io"), e finisce per credere ed essere convinta che questo sia tutto ciò che esiste. Quello siamo noi.

Quello che qui definisco "Sè", è la Sorgente da cui tutto scaturisce. Per definizione, come dicono anche i testi sacri, è assoluto, incondizionato e anteriore - quindi prima - a tutto il resto: al corpo, alla mente e in definitiva al mondo, così come ne facciamo esperienza.

Perchè l'io si fonde nel Sè quando accade il Risveglio?

L'io è una distorsione del Sè, derivato da una mancanza di consapevolezza del proprio Centro, il  Cuore. Da questa sorge quella che si chiama "separazione". Ma da cosa? Proprio da questa stessa Sorgente. 
Gli uomini l'hanno chiamata Dio, e hanno pensato che dovesse stare nei cieli, per quanto era grande la sua creazione, perchè il cielo non si poteva raggiungere, e non era comprensibile. 

L'eterna ricerca dell'uomo è quella di porre fine alla sua sofferenza o, specularmente, di trovare la felicità, che comprende l'amore, la gioia, la pace e tutte quelle qualità belle e desiderabili per cui lottiamo ogni giorno. 
Questa felicità dev'essere durevole, sempre presente. 
Perchè la cerchiamo? Perchè da qualche parte, dentro di noi, sappiamo che è possibile averla, che esiste questa possibilità. 
Tutto questo mondo, esoterico, mistico, spirituale si basa e ha come unico scopo l'ottenimento di questo stato di felicità, che in India chiamano da sempre "Ananda", beatitudine.
Questa beatitudine è uno stato continuo, ed è solo dell'Essere. 
L'essere che contempla sè stesso, fa scaturire questa beatitudine.
Nei Veda, questo stato è definito Sat-Chit-Ananda: 
Essere - Coscienza - Beatitudine.

Perchè insisto sul fatto di rimanere nell'essere, nella sensazione di essere o di "io sono" (che è la stessa cosa), e di starci ogni volta che potete? 

Perchè se lo fate e riuscite a trovare quel punto, assaggerete un po' di questa gioia, e capirete di cosa stiamo parlando. L'effetto collaterale è che difficilmente ne potrete fare a meno, dopo.
La pratica, qualsiasi pratica spirituale, tende verso questo: l'unione con il divino che dimora in noi.

Un consiglio però: non fatevi nessuna aspettativa. Sgombrate il campo da qualsiasi pensiero di ottenimento. 

Non ci potete arrivare perchè voi, in quanto pensiero "io" e tutto ciò che ne consegue, siete l'unico ostacolo esistente alla realizzazione.

Lasciate andare tutto, rilassatevi, e state nella sensazione di essere.  

Un bel giorno rimarrà solo Quello. 
E sarà il giorno in cui troverete la felicità incondizionata.  



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