venerdì 9 ottobre 2015

I discorsi del vecchio Cheng

Ho pubblicato questo testo perchè lo amo molto, da sempre, e sul web non si trova, o quasi nessuno ne parla.
E' un grande insegnamento che dice tutto, anche se con toni apparentemente "bruschi"... Ma per destarsi dal sonno, a volte la sveglia deve fare molto rumore :)
Spero vi piaccia e vi possa ispirare!
Buona lettura.

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LE PAROLE DEL VECCHIO CHENG

traduzione di ALIBERTH MENG





"Vedere la Mente Originale, è vedere che i pensieri siano presenti o meno, che si sia immobili o attivi, che si stia parlando o si stia in silenzio, che noi si sia un imperatore o un monaco, oppure senza famiglia né casa.

Ogni uomo è illuminato dalla Mente Originaria. Alcuni la vedono e molti altri la ignorano. Questa è la sola differenza tra essi.
Essere testimoni della Mente Originale, questo è l'unico valore della vostra esistenza. Se solo rimuovete il minimo, ricadrete subito nel caos e nel vortice senza fine di cause ed effetti".

* * *

Il Vecchio Cheng ha detto:
"Io, il Vecchio Cheng, non intervengo per mantenere, modificare o cambiare il corso degli eventi seguendo i desideri della mente individuale. Voi assicuratevi che non ci sia alcun sospetto, nessuna ribellione, ma solo l'atto richiesto. Se mi comporto con voi in un modo diverso, è perchè voi possiate, alla fine, vedere direttamente da voi stessi la mente originale, anziché cercarla costantemente per tramite di uomini morti o correndo dietro delle persone senza cervello come me.
Il mio metodo è, in effetti, quello di scuotervi come arbusti nel vento di montagna. Così, io rompo tutti i vostri sostegni, e voi siete lì, inermi, con nulla più su cui afferrarvi. Ma, dopo che io vi ho tolto tutto quello su cui potete aggrapparvi, così che siete pieni di paura, voi, per rassicurarvi, dite che io sto peccando contro la legge e le convenzioni, e che sono solo un vile bestemmiatore. Quindi, state aggrappandovi ancor più disperatamente alle apparenze e alle convenzioni, piuttosto che far sì che esse vi abbandonino da sole, cercando così di non trattenerle.

Poiché le mie parole non trovano eco in voi, io vi prendo in giro e vi dico che esse provengono da un uomo grande e famoso che è morto da secoli. Ma voi ancora non capite che esse vi riguardano direttamente ed immediatamente. Al contrario, voi le considerate come qualcosa di prezioso, buone da conservare e da coltivare. Teste rasate, attaccandovi a queste scempiaggini, state solo rovinando la vostra vita, e vi fate sfuggire l’evidenza della Mente Originale in voi. Che sventura per voi…"


* * *

"Stupidi, la Mente Originale non appare quando vi svegliate al mattino dopo il sonno e non scompare quando tornate a dormire nel sonno. La Mente Originale non è nulla ed è totalmente indipendente da ciò che cambia e muore.
Se la Mente Originale fosse davvero il vostro solo interesse, vedreste tutto quello che si deteriora e muore allo stesso modo in cui si percepiscono i movimenti che i ballerini imprimono ai loro stendardi, e vi decidereste a cercare costantemente ciò che, in voi, non si modifica, né muore, e una volta che l’avete trovato, non uno dei mille mondi potrebbe mai distrarvi, nemmeno per l’istante di un lampo nei vostri pensieri, né vi allontanereste in minima misura dal (conoscere) le vostre azioni.
Voi credete di poter aspirare alla Mente Originale ma, in realtà, voi state cercando nient’altro che la soddisfazione di uno stato di conoscenza o di merito. Così, o stolti, siete completamente affascinati da tutto ciò che, in voi e fuori di voi, non è affatto costante e quindi muore.
Ecco perché le parole del Vecchio Cheng vi oltrepassano senza lasciare traccia, come gli uccelli che non lasciano traccia nel cielo.
Teste rasate, tutto quello che voi pensate e dite sulla Mente Originale non è che l'errore e l’erranza della vostra gracile mente. A ciò che la natura vi offre spontaneamente, voi non rispondete che dopo aver interpretato tutto ciò che avete messo su un piedistallo aldisopra delle vostre teste.
Zucconi, essendo voi artificiali come i Draghi di cartone costruiti per le feste, come osate sperare di saper vedere la Mente Originale nella sua spontaneità?"


* * *

"Nella mia giovinezza, ho percorso interi paesi dandomi allo studio e alla pratica. Mi sono unito a quelli che non avevano compreso e che, immaginandosi di aver trovato la luce, non facevano nient’altro che portare anche gli altri a smarrirsi. Poi ho incontrato colui che mi ha permesso di vedere tutto il fango che mi portavo dietro. La via della verità mi è apparsa, e la Mente Originale è diventato il mio unico interesse. E, improvvisamente, un giorno tutto è sprofondato nella coscienza.
Io, il Vecchio Cheng, non imito né gli uni né l’altro. Non ho la fede, non sono un scuola di pensiero, non sono un discepolo di nessuno. Nella mia vera natura, non so nulla, non possiedo nulla, non sono nulla... perché non c’è che il vecchio Cheng! Normalmente, le cose di cui mi interesso semplicemente accadono, si estinguono da sole. La stessa mente originaria non mi riguarda più di tanto. Le parole che io dico non provengono da ciò che è appreso.

Zucche pelate, io non vi ho nascosto niente. Quali benefici ne avete ottenuto? Nient'altro che sciocchezze!"

Il vecchio Cheng uscì dalla sala…


* * *

Il vecchio Cheng disse…
"La Mente Originale è sempre stata lì davanti ai vostri occhi. Non avete bisogno di imparare qualcosa per vederla, perché non vi è mai mancato nulla per questo. Se voi non riuscite a vederla, è a causa del vostro incessante chiacchiericcio in voi stessi e con gli altri. Voi passate il vostro tempo in ipotesi, confrontando, facendo calcoli, sviluppando, spiegando, giustificando ed esprimendo ciò che le vostre menti insulse hanno trattenuto, pensando di aver capito le Scritture e le parole di stolti vecchi come me, dando la preferenza alle parole di coloro a cui, dopo la loro morte, è stata data l'autorità che li pone aldilà di ogni dubbio. In queste circostanze, come potete aspettarvi di vedere la mente originale nella sua immediatezza?
Idioti, poiché voi siete agitati come un branco di scimmie e trascorrete il vostro tempo in chiacchiere vane, la vostra esistenza scorre come un’acqua torbida e fangosa. Non c’è nessun sbocco per voi".

* * *

"Dire che la mente originale non è un puro ‘vuoto’, senza vera esistenza, non sono che mere parole. Riflettere sulla mente originale è il vostro veleno. Abbandonare questa idea e pensare alla mancanza di questo pensiero è il vostro veleno. Teste vuote, voi cercate sempre con il vostro pensiero, e non fate altro che fare pensieri. Pensare che la mente originale possa essere vista per mezzo del pensiero è la vostra sconfitta.
Bruciare incenso, recitare i sutra, sprecare il tempo stando prostrati a terra o concentrati per restare perfettamente calmi, correggere o eliminare il pensiero, è proprio lì che ci si perde. Stolti! Intervenite sempre e non fate altro che agire solo in questo modo. Sperare di vedere la mente originale in mezzo all’azione, questa è la vostra illusione.
Venerare il Buddha è un male (dell’attaccamento). Rifiutare il Buddha è un male (dell’empietà). Idioti, voi desiderate assolutamente esprimere sempre le emozioni e non fate che produrre le sensazioni. Credere che si possa vedere la mente originaria nel mezzo delle sensazioni, ecco il vostro errore.
Stolti idioti, siete convinti che arriverete a vedere la mente originale in questo modo. Ma siete voi, e solo voi, che alla fine troverete... mai, avete capito, mai la mente originaria può essere trovata in questo modo. Voi non arriverete mai a sentire le mie parole, perché desiderate restare sordi, e non sarete in grado di vedere la mente originaria, perché volete rimanere ciechi. Non c'è proprio speranza per voi".


* * *

"Quando considerate i pensieri degli altri come qualcosa di prezioso e sacro, e li imparate, li recitate e li trascrivete con grande attenzione e venerazione al fine di trasmetterli come un gran segreto, è ciò che io chiamo ‘essere incatenati nei pensieri’.
Quando voi coltivate i pensieri della vostra gracile mente, considerandoli come un qualcosa di raro, che merita di essere preservato, e dando libero sfogo ad una sconcia irritabilità se non sono rispettati o se un minimo errore è fatto nel ripeterli, io questo lo chiamo ‘essere incatenati dai pensieri’.
Quando i pensieri degli altri ed i vostri vi appaiono come le onde del mare che vanno e vengono, senza che nessuno di essi sia migliore o peggiore degli altri, e senza che nessuno di essi vi colpisca, ma voi vi aggrappate al solo pensiero di aver raggiunto uno stato di perfetta calma, ciò io lo chiamo ‘divagare nei i pensieri’.
Quando più alcun pensiero attirerà la vostra attenzione, perché siete interessati alla mente originale, e sorge l’idea che non c'è nulla da conservare e nulla da ottenere con il pensiero, è ciò che io chiamo ‘essere sulla soglia della mente originale’.
Essere nel non-tempo, non-luogo, non-forma, non-movimento e non-pensiero, e conoscere ciò che è percepito in assenza di qualsiasi percezione, è ciò che io chiamo ‘vedere la mente originaria’.
Quando avrete studiato tutte le scritture, e tutti i trattati di ogni patriarca, quando avrete incontrato tutti i risvegliati e avrete padronanza di tutte le pratiche e le forze misteriose, se non vedete la mente originaria, pur se siete diventati sommi nella spiritualità, nella santità e nella conoscenza, o stolti, la vostra vita sarà niente più che un banale passatempo".


* * *

"Per quanto riguarda le parole scritte su questo rotolo, che sto per leggere:
- Se vi dico che provengono dal Buddha, voi le considerereste come sacre, e sareste pieni di riverenza e timore;
- Se vi dico che provengono da Bodhidharma o da un gran patriarca, voi sareste pieni di ammirazione e rispetto;
- Se vi dico che provengono da un monaco sconosciuto, non sapreste cosa pensare, e sareste pieni di dubbi;
- Se vi dico che provengono da un monaco che stava nelle cucine, voi scoppiereste dal ridere, pensando che vi sto prendendo in giro.
Così, ciò che conta per voi NON è la verità portata da queste parole, ma solo l’importanza da dar loro secondo la reputazione di colui di cui si è detto che provengano. Siete incapaci di vedere da voi stessi in persona, ma siete capaci solo di sentire ciò che pensate che si debba sentire, e di pensare secondo l'opinione di coloro che avete messo su un piedistallo; vi ponete sempre sopra le cose, confondendole e falsificandole. Per questo siete incapaci di vedere la mente originale senza riferirvi ad una cosa o ad un’altra. Sciocchi, non siete altro che impostori e truffatori. Il vostro caso è senza speranza".
E il vecchio Cheng uscì dalla stanza.


* * *

Il vecchio Cheng così parlò:

"Voi avrete sentito dire che, per vedere la mente originale, la vostra mente ordinaria deve essere vuota. Perciò, vi sedete giù, rigidi come una canna di bambù, fissando il muro, con la lingua contro il palato, cercando di fermare i vostri pensieri. Allora arrivate ad una assenza di pensieri che prendete per la vacuità della mente originale. L’attimo dopo, l'agitazione della vostra mente insignificante si riavvia, come avviene quando si esce dal sonno. Nell’assenza di pensieri, qual è il vantaggio? E se voi venite colpiti da un lampo di luce, vi pavoneggiate come un puledro, dicendo a destra e a manca che avete visto la mente originale, che avete sperimentato qualcosa di straordinario, e che perciò siete stati molto privilegiati. Che vantaggio c'è ad essere colpiti come da un fulmine? Tutto questo non è che una bella ‘performance’, abbastanza valida solo per un circo. Teste rasate, se voi insistete nella vostra manìa e nella pretesa di voler ottenere e possedere una qualche cosa, la vostra causa è persa".


* * *

"Vedere lo mente originale è vedere che i pensieri siano presenti o no, che si è immobili o attivi, che si stia parlando come faccio io con voi o che si resti in silenzio, che si è un imperatore, un monaco, o un vagabondo. Quale valore c’è in tutto ciò?

Tra il Buddha e il ruvido monaco analfabeta che non può fare altro che tagliare la legna, ma che però vede la mente originaria, che differenza c'è? Non c’è una qualche specifica mente originale in Bodhidharma e un’altra specifica mente originaria nel vecchio Cheng, o in ciascuno di voi. Dovete sapere che la mente originaria è la mente originale. Niente altro si può dire, e anche questo è dire troppo.
Ciò che gli altri hanno detto circa la mente originaria e ciò che ne dico io, per voi non può essere di alcuna utilità, se non per esortarvi a vederla direttamente da voi stessi, senza ricorrere ad alcuna autorità, e senza trucchi. Tutto il resto non serve che a confondere la vostra visione e vi allontana dal solo problema che dovrebbe convivere insieme a voi, ovunque siate e qualunque cosa possiate fare: meditando, spazzando il cortile o soddisfacendo le vostre esigenze. Ma quando vedo ciò che voi fate delle parole dei patriarchi e delle mie, sarebbe stato meglio che i patriarchi fossero stati annegati al momento della nascita, ed io con loro. Idioti, voi avete contratto una malattia mortale".


* * *

Crani rasati, tutti voi e il mondo non siete nient’altro che i pensieri della mente individuale, poiché sia voi che il mondo entrambi scompaiono quando il sonno vi prende. Questo è vero anche per tutte le vecchie nozioni sbrindellate della vostra stupida mente che riguardano il Buddha, la Via e la mente originaria.
Una volta per tutte, comprendete l'inutilità dei vostri sforzi per penetrare l'impenetrabile tramite il pensiero e l’azione: è come se voleste tentare di catturare il vento. Ma se siete svincolati, pienamente disponibili alla mente originale, voi sarete direttamente scelti da essa.
Avendo sentito parlare del vuoto come la realizzazione suprema, voi cercate di raggiungerlo. E così cadete nel torpore e nell'insensibilità, che voi prendete per la ‘vacuità’ della mente originale.
Avendo sentito parlare dell'Assoluto come lo stato ultimo, voi immaginate che tutte le cose sono uguali e che non c’è nulla che meriti rispetto. Voi così cadete nel disinteresse e nell'anarchia che poi prendete per l'unità della mente originale.
Avendo sentito parlare della purezza come la completa felicità, lottate per ottenerla. E così cadete in un atteggiamento di intransigente rigidità che voi prendete per la trasparenza della mente originale.
Avendo sentito parlare del distacco come l'unica libertà, voi cercate di separarvi dal mondo e da voi-stessi. E così cadete nell'indifferenza, che prendete per l'indipendenza della mente originale.
Teste calve, è la mente originale che è considerata come vacuità, unità, trasparenza e indipendenza, e l’elemento della ruota dell'esistenza che voi siete non potrà mai avere nessuna di queste facoltà. Ma, se aveste visto la mente originale, voi sapreste che è essa la vostra vera natura, senza alcuna qualifica possibile, e che in realtà nessun nome può essere dato ad essa. Poi, sapreste anche che ciò che noi chiamiamo vacuità, assoluto, purezza, distacco, ed anche ‘mente originale’, non sono niente altro che parole, che esistono soltanto dal vostro punto di vista, e proprio a causa della vostra cecità e della vostra ignoranza. Stolti, il vostro desiderio di simulare lo mente originaria segna la vostra fine.


* * *

"Per il fatto che siete diventati monaci, seguaci del Dharma del Buddha, e discepoli di un rinomato maestro, voi pensate di essere diversi dagli uomini mondani che voi considerate con condiscendenza. Siete così tanto ignoranti della mente originale come lo può essere solo l'erba dei campi".


* * *

"Voi siete molto preoccupati di sapere chi io sia, da quale ceppo parentale io provenga, di chi erano i miei maestri, da dove vengo, di quello che credo, e di molte altre cose tutte prive di vero interesse. Alcuni credono che se il maestro di questa dimora mi ha chiesto di parlarvi, io non posso essere altro che un risvegliato, ed altri, al contrario, pensano di aver davanti solo un vecchio pazzo scandaloso e insolente che dovrebbe essere buttato fuori perché non ha rispetto per i testi ed i saggi del passato, riveriti dalla tradizione, né per le parole e gli esseri del presente, esaltati per la loro gloria e la fama. Così, voi tenete solo allo sviluppo e all'apparenza delle cose e, per questo, non sarete mai in grado di percepire il vero uomo al vostro interno. Idioti, mettete del fango sui vostri occhi e poi vi lamentate di non riuscire a vedere".
Ed il vecchio Cheng se ne andò gesticolando molto.


Il vecchio Cheng tornò il giorno seguente e così parlò:
“Teste rasate, abbandonandovi completamente alla volontà ed ai capricci di un altro, che voi adorate al punto di fidarvi di lui in tutto, voi immaginate che il vostro atteggiamento è giusto, e che siete così, senza preoccupazioni e senza desiderio. In realtà, voi state solo comportandovi come scimmie molto giovani che non lasciano la mamma nemmeno per un attimo, disperatamente aggrappate a essa, per quanto sono impaurite. E, con il tempo, diventate come quegli alberi secchi che in inverno somigliano agli altri alberi, ma quando arriva la primavera e l'estate, non hanno foglie e non danno più frutti. In tale passività, come potete sperare di vedere la mente originaria? Teste liscie, voi siete già morti".


* * *

"Ogni essere umano è illuminato dalla mente originaria. Alcuni la vedono, altri la ignorano, questa è l'unica differenza tra di loro. Quanto a voi, teste rasate, siete come un uomo ubriaco che, all’esterno di un recinto, si appoggia a dei bastoni di bambù, gridando che è stato rinchiuso, che è innocente e implorando che lo si liberi…
Asini, nessun’altro che voi stessi vi tiene prigionieri. Che disastro siete!"


* * *

"Incapaci di vedere la mente originaria e, pertanto, di vivere da voi stessi, voi nascondete la vostra insignificanza rivestendo le spoglie altrui, che siano vivi o morti. Voi accumulate una serie di punti di vista e coltivate le sfumature, le differenze e le somiglianze. Così, vi pavoneggiate. Poiché abbagliate gli sciocchi con i vostri trucchi, vi considerate esseri illuminati.
Pezzi di…, non siete altro che palloni gonfiati e giocolieri di poco valore. Siete andati fuori strada per colpa vostra. La vostra malattia è incurabile.
Voi non avete bisogno di nessuno per poter vedere la luce del sole. Qualunque cosa gli altri possano dire al riguardo non vi serve a niente. Voi siete già nella luce. Essa scalda il vostro corpo, eppure non potete afferrarla e metterla in una scatola. Tutti i tentativi di possederla sono destinati al fallimento in anticipo. Non potete catturarla né liberarvi di essa. E’ già stato detto da questo vecchio chiacchierone e da altri prima di lui.
E' lo stesso per la mente originaria. Essa è sempre presente, luminosa come la luce del sole. Non la potete afferrare né potete disfarvene. Idioti, se non potete vederla, è a causa della spazzatura con cui avete riempito le vostre teste. Non potete vederla, perché siete totalmente presi dai vostri sforzi di volerla rinchiudere nei vostri pensieri, nei vostri culti e pratiche. Voi immaginate che stia lontano, ed essa è qui. Volete afferrarla, ed essa vi sfugge.
Se voi foste più semplici, non avreste bisogno che di aprire gli occhi per vederla, proprio come vedete la luce del sole. Non c'è bisogno di intervenire. Chi ha un granello di sabbia ha visto ogni granello di sabbia su qualsiasi spiaggia, e su ogni fondale marino del mondo. Se voi vedete la mente originaria, allora vedrete la mente originale nella sua interezza, e così siete Buddha.
Io sto qui davanti a voi, come un pezzo di legno che risuona. Non c'è nulla di degno o di importante in questo, perché essa non è mai venuta meno, né mai mancherà, fino all'ultimo uomo, di essere tale per risuonare allo stesso modo come il vecchio Cheng.
Però, ingenui, è una vostra sfortuna di essere sempre preoccupati solo per le apparenze e che qui voi vedete solo un blocco di legno risonante. Così, la mente originale in voi non trova quell'eco che vi farebbe improvvisamente realizzare che voi siete quella, e non siete mai stati differenti da quella".
E il vecchio Cheng si ritirò….

La sera seguente, il vecchio Cheng entrò e disse:
“Crani tosati, considerate come impostori tutti i patriarchi e tutti i chiacchieroni come me, poiché vi parlano di ciò che non possono né mostrarvi, né darvi. L'unico utilizzo che, forse, può esser dato loro è che essi ci dicono che ogni essere ha la natura di Buddha. Ma tocca a ciascuno di voi di cercarla da voi stessi, senza essere distratti da nulla, in modo da poterla vedere in un grande lampo di realtà. Zucconi, se lasciate che le parole e i giochi di prestigio dei patriarchi vi seducano, allora siete persi.
Stupidi, sperando di vedere la mente originale, avete accumulato un sacco di conoscenze all'interno delle vostre piccole menti, proprio come è accumulato e conservato il riso. Così facendo, non avete fatto altro che dissimulare la vostra ignoranza grazie ai termini appresi, tanto per discutere di giusto e sbagliato, di bene e male, di eterno ed effimero, del cielo e della terra, di tutti gli elementi sottili e grossolani che costituiscono l'uomo, della fondatezza dei meriti di vari sentieri e pratiche, del grado di illuminazione di tizio o caio, e di un gran numero di cose inutili, mostrando tutta la vostra incapacità di trovare il giusto atteggiamento. Stolti, il vostro vizio risiede nella vostra arrogante pretesa di voler misurare l'incommensurabile.
Se tra di voi vi sono quelli che, mentre mi ascoltano, sono colpiti da qualcosa di più grande e più profondo delle mie parole, e non da quella sorta di torpore beato, in cui tanti tra di voi si deliziano, immaginando così che essi sono tutt'uno con la mente originaria, ma che la vedono come una luce semplice, chiara e attiva, a costoro quindi io posso solo indicare loro la giusta direzione e mostrare loro la Via. Un giorno il loro guscio si romperà, cadrà all’improvviso, ed essi vedranno la raggiante bellezza del gioiello della mente originale.
In questo fatto, io non intervengo personalmente. Non sono che un passaggio per la mente originale, la cui presenza può essere avvertita da alcuni attraverso me, il vecchio Cheng, che però per gli altri sono come il guscio che ricopre un pietra preziosa. Ma allorché io vengo interrogato circa la mente originale, non posso che restare in silenzio, o rispondere negativamente. Quanto a colui che vede la mente originaria, egli non ha bisogno del vecchio Cheng".


* * *

"Se foste veri uomini, i vostri pensieri e le azioni sarebbero giusti, e di volta in volta vi adeguereste al loro scopo o finalità. Ma poiché siete incapaci di vedere la vostra natura di Buddha, coprite la vostra ignoranza copiando i pensieri, i comportamenti e gli atti di coloro che voi avete messo sul piedistallo. La vostra preoccupazione, imitando come scimmie ciò che gli altri pensano e fanno, è la nebbia che vi impedisce di vedere la mente originale. Asini, siete solo dei ladri e briganti. Senza alcuna speranza.
Teste calve, la vostra natura fondamentale non è affatto diversa da quella del Buddha. Non vi manca che la conoscenza di ciò, e senza ambiguità, solo di quello. Solo questo è ciò di cui avete bisogno e vi incoraggio a cercare di diventare ciò che non avete mai cessato di essere. Essere chiari nella mente originale è l'unico significato della vostra esistenza. E se soltanto ve ne allontanate un pò, cadrete immediatamente nell’errore e nel vortice infinito di causa ed effetto. Solo questo, è ciò che il vecchio Cheng insegna".
...e il vecchio Cheng uscì dalla stanza.


Il vecchio Cheng dichiarò:
“Crani pelati, il pensiero della mente originale non è che il riflesso di questa mente nel particolare, così come l'immagine della luna che è vista nell’acqua di uno stagno è un riflesso della luna stessa. La mente originale è sempre presente, immutata e non influenzata da quel tumulto dei vostri pensieri e atti, proprio come la luna rimane invariata ed inalterata, sia che l'acqua dello stagno sia chiara o fangosa, calma o agitata, o che lo stagno sia pieno o vuoto. In questi precisi casi, è solo l'immagine della luna che viene alterata o che è assente. Non c'e la vera luna nello stagno.
Teste calve, dovreste capire che con tutte le vostre invenzioni per ottenere la purezza, per acquisire il distacco e la libertà, smettendo di pensare ogni tre ore, e tutte le altre pratiche in cui vi esercitate in vista di catturare la mente originale, siete presi dalla vostra propria mente come un pesce nella rete, voi agite così stupidamente come se, per vedere direttamente la luna, puliste l'acqua nello stagno, ritirando le piante che la ricoprono, e costruendo una recinzione di bambù, in modo che il vento non disturbi la superficie dell'acqua, o svuotando lo stagno. Idioti, basterebbe vedere semplicemente che voi non fate altro che incatenarvi ai vostri stessi pensieri e alle vostre patetiche azioni".


* * *

"Asini, è a causa della vostra cecità che il vecchio Cheng vi parla della mente originaria e della mente individuale, come se ci si riferisse a due cose differenti. Per il vecchio Cheng, la mente originaria e la mente individuale, l'eterno e l'effimero, la saggezza e l'ignoranza, l’illuminazione e la cecità, nirvana e samsara, come pure i sutra, il sistema di leggi, tutti i corpi di trasformazione e lo stesso Buddha non sono nient’altro che un turbinoso vortice di pensieri, simile ad un mucchio di foglie morte che danno l'impressione di essere vive quando il vento invernale le solleva, ma che il momento successivo sono ancora una volta morte. Teste di legno, la vera natura degli esseri e delle cose non è superiore per coloro che la vedono, né è inferiore, per chi la ignora. Essa rimane inalterata, sia se viene conosciuta o se è sconosciuta, e malgrado tutto ciò che voi le sovraimponete. Voi, teste rasate, siete sempre liberi di andare verso la perdizione tramite le vostre distinzioni, sfumature e sottigliezze. Ecco, vi ho detto tutto".


* * *

"Teste rasate, il Buddha prima cercò la mente originale tramite la mente individuale. Egli scoprì che era una cosa vana. Il Buddha allora cercò la mente originaria tramite discipline e pratiche. Ancora una volta, egli vide che era cosa vana. Sotto l'albero della Bodhi, non aveva ancora trovato la mente originale, ma conobbe che la mente individuale e l'azione non erano in grado di dargli la visione della sua vera natura. Il Buddha allora smise di usare la mente individuale e l’azione, accettò la sua stessa ignoranza e riconobbe la sua impotenza a farla cessare.
Il Buddha allora restò stabile nel ‘non-sapere’ e in attesa, insensibile a qualsiasi cosa, immobile come un pezzo di legno morto, quando, alla vista della stella del mattino, la mente originale si illuminò.

Questa è l'esperienza del Buddha. Questo è l’esempio, e questa è la principale lezione che egli ci ha lasciato.
Ma tutti voi, seguaci del Buddha, cosa avete fatto? Avete preso possesso del Buddha, per fare della sua vita una leggenda sulla quale meravigliarvi, e per fare della sua persona un idolo per la vostra adorazione; voi vi siete riempiti la bocca con le parole del Buddha, per farne una cosa sacra da dover essere costantemente appresa, recitata e trascritta. Riguardo alla vita e le parole del Buddha, avete fondato un certo numero di scuole diverse, avete scritto innumerevoli trattati, e poi non avete mai smesso di straparlare e balbettare. Avete costruito templi ed eretto statue. Avete acceso incensi e fatto bruciare la canfora. Avete bloccato le credenze e stabilito dogmi, regole, discipline e pratiche.
Pezzi di…, siete caduti nella trappola della seduzione verso tutto ciò che il Buddha aveva riconosciuto come un errore che non può che far smarrire la retta via. In questo modo, avete costruito un muro alto come il cielo, ostacolando quella mente originale che voi desiderate ardentemente vedere.
Teste rasate, se persisterete nell’errore delle vostre idee, che totale fallimento sarà la vostra vita!"


* * *

"Ora, teste calve, ascoltatemi con grande attenzione. Io vi rivelerò questo grande segreto della mente originale. E’ la cosa più importante mai detta a tal riguardo... Eccolo: Non vi è alcun segreto circa la mente originale!".


E con una aggraziata piroetta, il Vecchio Cheng scomparve
e da allora nessuno ha mai più sentito parlare di lui.














NOTE

L’Origine: ‘I Discorsi di Master Cheng’ è un manoscritto Zen (Ch'an) di origine ignota, il segreto della realizzazione di sé o illuminazione, noto anche come ‘spirito originario’. Nel 1950, nell’ex Indocina (ora Cambogia), uno studioso Francese ha ricevuto questo testo su un rotolo di pergamena come dono da un monaco buddista. Gli fu detto che esso conteneva qualcosa di speciale scritto in Cinese, e il testo gli fu consegnato più o meno ufficialmente. Non appena ne ebbe l'opportunità, egli lo tradusse in Francese e con sua grande sorpresa apparve questo testo Ch'an sul Vecchio Cheng. Jean Klein, maestro della tradizione Advaita Vedanta, lo pubblicò la prima volta nel 1974. Wolter Keers, che ha introdotto il Vedanta in Olanda, lo dette ad Alexander Smit (1948-1998), il più rinomato maestro spirituale nei Paesi Bassi, nel 1985. Entrambi furono lieti per esso, perché… "Il testo aveva un respiro di libertà, audacia e immediatezza".La prima delle tre pubblicazioni su Master Cheng è una raccolta liberamente riveduta di tre testi: quello francese 'Propos du vieux Tcheng' ('Words from Old Cheng') che apparve nel 1974 (in una rivista a cura di Jean Klein), la traduzione olandese riveduta dal francese da Wolter A. Keers: 'De woorden van de Oude Cheng', pubblicata nel 1985, e il libro ''Het Onmiddellijke Zien' di Alexander Smit, ‘Conversazioni sulle parole del Vecchio Cheng, compilato a cura di Belle Bruins. Il contenuto del libro tratta di Master Cheng che è invitato dall'abate di un monastero Buddista, lontano sulle montagne, per parlare davanti all'intera comunità di monaci. In modo diretto, divertente e appassionato, il Vecchio Cheng punta direttamente alla vera realizzazione della Mente (Esprit) Originale, nota anche come illuminazione. Senza compromessi, egli non risparmia nulla e nessuno. Dopo aver scosso le fondamenta stesse del monastero, egli fa i bagagli, se ne va  e scompare. L’approccio spirituale di Master Cheng è pienamente in linea con la tradizione Advaita-Vedanta di Sri Nisargadatta Maharaj e con la visione Ch’an dei Patriarchi Cinesi.

(tratto dalla versione Inglese: “Sayings of Old Man Tcheng” che si trova ne “The Book of Listening” di Jean Klein -Non-Duality Press, UK, 2008Tradotto in Francese da Jean-Marc Mantel  col titolo “Les Propos du Vieux Tcheng”, p. 47-61 Rivisto da Marion & Veronica - © Non-Duality Press, 2009 - L’Edizione Originale Inglese: ‘Master Tcheng, ‘A Finger Pointing to the Moon in the Sky. Part I: The Open Secret of the Original Spirit’, December 2009. ISBN 9789089320322)

Fonte originale internet: http://www.centronirvana.it/articolichanzen80.htm (link non più attivo)










sabato 3 ottobre 2015

Sat Chit Ananda

Facciamo un po' di chiarezza, per i non addetti ai lavori.

Quello di cui parliamo qui, è il Risveglio, o Realizzazione.

Di cosa? Di ciò che Sei.
Quello che avviene quando questo accade, è che l'io si fonde con il Sè.
Cosa rappresentano e cosa indicano questi termini?

L'io è il pensiero "io", che contiene e produce tutti gli altri. 

E' l'equivalente e il sinonimo di "ego", ed è la causa dell'identificazione con il corpo-mente. 
Qui la parola chiave è "identificazione": noi siamo quello che pensiamo.
Questo predetermina il nostro punto di vista fisso di base e, conseguentemente, tutti i risvolti della nostra vita. 
La Coscienza, che è ovunque ed è Tutto, viene "personalizzata" in un sistema biologico pensante (quello che viene riconosciuto come "io"), e finisce per credere ed essere convinta che questo sia tutto ciò che esiste. Quello siamo noi.

Quello che qui definisco "Sè", è la Sorgente da cui tutto scaturisce. Per definizione, come dicono anche i testi sacri, è assoluto, incondizionato e anteriore - quindi prima - a tutto il resto: al corpo, alla mente e in definitiva al mondo, così come ne facciamo esperienza.

Perchè l'io si fonde nel Sè quando accade il Risveglio?

L'io è una distorsione del Sè, derivato da una mancanza di consapevolezza del proprio Centro, il  Cuore. Da questa sorge quella che si chiama "separazione". Ma da cosa? Proprio da questa stessa Sorgente. 
Gli uomini l'hanno chiamata Dio, e hanno pensato che dovesse stare nei cieli, per quanto era grande la sua creazione, perchè il cielo non si poteva raggiungere, e non era comprensibile. 

L'eterna ricerca dell'uomo è quella di porre fine alla sua sofferenza o, specularmente, di trovare la felicità, che comprende l'amore, la gioia, la pace e tutte quelle qualità belle e desiderabili per cui lottiamo ogni giorno. 
Questa felicità dev'essere durevole, sempre presente. 
Perchè la cerchiamo? Perchè da qualche parte, dentro di noi, sappiamo che è possibile averla, che esiste questa possibilità. 
Tutto questo mondo, esoterico, mistico, spirituale si basa e ha come unico scopo l'ottenimento di questo stato di felicità, che in India chiamano da sempre "Ananda", beatitudine.
Questa beatitudine è uno stato continuo, ed è solo dell'Essere. 
L'essere che contempla sè stesso, fa scaturire questa beatitudine.
Nei Veda, questo stato è definito Sat-Chit-Ananda: 
Essere - Coscienza - Beatitudine.

Perchè insisto sul fatto di rimanere nell'essere, nella sensazione di essere o di "io sono" (che è la stessa cosa), e di starci ogni volta che potete? 

Perchè se lo fate e riuscite a trovare quel punto, assaggerete un po' di questa gioia, e capirete di cosa stiamo parlando. L'effetto collaterale è che difficilmente ne potrete fare a meno, dopo.
La pratica, qualsiasi pratica spirituale, tende verso questo: l'unione con il divino che dimora in noi.

Un consiglio però: non fatevi nessuna aspettativa. Sgombrate il campo da qualsiasi pensiero di ottenimento. 

Non ci potete arrivare perchè voi, in quanto pensiero "io" e tutto ciò che ne consegue, siete l'unico ostacolo esistente alla realizzazione.

Lasciate andare tutto, rilassatevi, e state nella sensazione di essere.  

Un bel giorno rimarrà solo Quello. 
E sarà il giorno in cui troverete la felicità incondizionata.  



giovedì 24 settembre 2015

La mia storia

Da sempre, da quando ne ho memoria almeno, ho nutrito forte amore, passione e interesse per tutto quanto concerneva il Mistero, in tutte le sue accezioni. Più nel dettaglio, il mistero dell'esistenza, dell'uomo, della vita, di Dio.
Ho iniziato ormai più di 15 anni fa, a interessarmi seriamente della questione, con libri, documentari, e tutto quanto riuscissi a trovare  su questi argomenti. 

Sono passato per le antiche civiltà, gli alieni, i cerchi nel grano, la terra cava, i vari esponenti delle new age, la fisica quantistica (che 10 anni fa in pochi sapevano cosa fosse), la biologia delle credenze, il potere della mente, la cabala, l'alchimia, la magia, l'esoterismo, la teosofia, la quarta via, le filosofie orientali, shakti e kundalini, i maestri ascesi, il channeling... Tutto questo mi attraeva enormemente, e avevo fame di conoscenza. Volevo sapere. Volevo risposte.

Contemporaneamente cercavo di ritrovare nella realtà di tutti i giorni i segni e i barlumi di quello che acquisivo come nuova conoscenza. Osservavo curioso e affascinato la vita, conscio che c'era qualcosa che continuamente, ancora, mi sfuggiva.

Nonostante tutta la conoscenza accumulata, non riuscivo a venirne a capo. Più di tutto, quello che mi veniva da fare, in maniera naturale, era cercare la sintesi, i punti di incontro e la verità ultima di tutti i vari insegnamenti con cui ero entrato in contatto. Un'impresa quasi impossibile, anche perchè per carattere tendo ad essere molto preciso, a non lasciare indietro nulla. Da uscirne pazzi. Ma non è che me ne importasse molto.
Dovevo far quadrare l'equazione della verità assoluta. 
Ma non ci riuscivo. 
Per quanto potessi svenarmi e scervellarmi, non quadrava quasi niente. Ogni insegnamento, ogni maestro diceva la sua, e spesso in netta contraddizione l'uno con l'altro. 
Dove stava la verità? - mi chiedevo continuamente. 
Volevo seguire una Via che fosse tale, che fosse La risposta. 
Ma niente di quello che trovavo mi convinceva del tutto. 

Nel frattempo, cercai un Maestro che per me fosse tale, e lo trovai. 
Uno di quelli grossi, in tutti i sensi.
Passai diversi anni alla sua scuola. Imparai molto, moltissimo, ed ebbi l'occasione di mettermi alla prova a 360 gradi. 
Capii che le mie risorse erano molto più grandi di quello che immaginavo. E feci esperienza, molta, in quel periodo. Sia a livello spirituale che materiale.

Poi ci fu quella che io chiamo "la rivelazione".
In seguito a ricerche incrociate, come le chiamo io, capii per l'ennesima volta che qualcosa non quadrava, che non stavo andando dove volevo, o che non stava andando come avrei voluto. Mi ero lasciato portare, entusiasmare, ma quella non era la mia strada. A quel punto lo sapevo con certezza, da qualche parte dentro di me. 

Fu un periodo molto, molto buio, quello che seguì. 
Persi ogni speranza, consapevole per vari motivi che quello che avevo fatto fino a quel punto non mi aveva portato da nessuna parte. Mi sbagliavo, ovviamente, ma a quel tempo non lo sapevo. 
Fu il mio fallimento, come iniziato su un sentiero spirituale. 
Ne seguirono molti altri, ma questo è quello forse più eclatante, perché spezzò il mio percorso idealmente in due tranche, il prima e il dopo quell'evento.

Dopo questo periodo veramente nefasto, a tutti i livelli, ritrovai in qualche modo la strada. 
Scoprii gli insegnamenti dei grandi maestri tibetani, al di là delle scuole e delle tradizioni, quelli dello shivaismo kashmiro e in ultimo l'advaita vedanta, tradizionale e moderno. 
E' a quel punto che accadde la svolta. 
Ci misi anni, a studiare tutti i vari insegnamenti, i maestri, quello che dicevano e quello che non dicevano. Provando a far quadrare il cerchio. 
Nel contempo, la vita era il mio campo di prova: cercavo di applicare tutto quello che imparavo nel quotidiano, di farne effettiva esperienza. 
Era uno studio sul mio essere, un'esperienza interiore, sempre. Sondavo me stesso, ogni cosa, ogni millimetro, ogni sfaccettatura della mia interiorità in ogni momento, per quanto potevo. Era il mio modus operandi: andare fino in fondo, o sempre oltre, se preferite. 

E in questa ricerca introspettiva, scoprii non solo che tutto coincideva perfettamente, ma che era sempre stato tutto assolutamente perfetto. Ebbi il quadro completo della mia vita, fino a quel momento, in mano. Proprio quando avevo rinunciato del tutto a capirci qualcosa. Tutto quello che avevo fatto era stato necessario per arrivare a questa comprensione. Che non è conoscenza, attenzione. Quando parlo di "comprensione", intendo un reale vissuto, una conoscenza portata nell'esperienza, realizzata nella fisicità. 

Avevo un obbiettivo ben chiaro, a quel punto: volevo sperimentare questo stato di coscienza di cui si parlava, e di cui parlo sempre anche qui, perché è Amore, ed è un po' come essere sempre innamorati. Lo volevo più di ogni altra cosa. Sinceramente, con tutto il Cuore.

Infine, qualche tempo fa, semplicemente, accadde. 
La fine della ricerca.

E ora sono qui che provo a passarvelo, a comunicarvelo e, perchè no, a insegnarvelo. Per quello che posso, s'intende, e per quanto mi compete per quel pezzo di strada che ho percorso. 
Non ho nessuna pretesa, sia chiaro. Esprimo solo quella che è la mia esperienza e il mio sentire. Per me è una passione, molto semplicemente. Non posso fare a meno di parlarne :)

E ci tengo a specificarlo: quello che trovate e troverete qui, in particolare i testi scritti da me, sono frutto della mia esperienza vissuta, non teorie. 
Io so che funziona così, perchè l'ho sperimentato. 
Poi ognuno ha la sua strada da fare, e per ogni persona sarà diverso. 
La verità del vostro essere, però, rimane sempre una sola. 
Ed è raggiungibile sempre, in ogni momento, se solo avete l'ardire, il coraggio e la passione di volerlo davvero.

Pace a tutti, e buon viaggio.

G



martedì 18 agosto 2015

Della morte, dell'amore

Riporto questo articolo perchè lo ritengo chiarificatore e pregno di un importante insegnamento. Inoltre contiene informazioni sui diversi punti di vista delle varie scuole e tradizioni, che possono essere utili al ricercatore che si trovi spaesato in mezzo al mare di teorie e concetti che queste filosofie portano con loro.

Non da ultimo, l'esperienza e la testimonianza in prima persona di Ed Muzika, un maestro realizzato, va oltre la mera comunicazione letterale.

Non preoccupatevi se non vi è tutto chiaro subito. Cogliete quello che vi risuona e ritornatevi sopra in un secondo momento se ne avvertite il bisogno.

Buona lettura :)



La morte dell'ego

Edward Muzika (Edji) risponde a uno studente


Studente – Consentimi una domanda sulla natura dell’ego, come può morire
ciò che non esiste?



Edji:

È probabilmente a causa della celeberrima testimonianza di Ramana sulla propria esperienza d’illuminazione, che egli percepì come una morte fisica, che è diventato abbastanza comune pensare che l’entità conosciuta come ego, io o me debba morire all'interno dell’esperienza di risveglio.

Almeno, questa è la verità che si racconta in alcuni circoli dell’Advaita.

Ma se esaminiamo quest’esperienza da vicino, vedremo che Ramana parla di 
una morte immaginaria del proprio corpo e che non collega quest’esperienza di morte a qualcosa di più profondo, come all'io o al me. Infatti egli dice che la prima esperienza che si deve cercare nell’autoindagine è l’esperienza dell’Io-Io, ossia il senso di connessione tra il piccolo io della persona e il Sé. Perciò l’esperienza del piccolo io è un sentire, non un’entità, e questo sentire va e viene.

Robert Adams quando parlava della sua esperienza di risveglio diceva che il suo senso di sé si espanse fino a riempire l’universo percepito ed essere identico ad esso. C’era fusione con la totalità dell’universo da lui percepito, ma non parlò mai della morte di qualcosa. Egli cioè vedeva la propria natura essenziale fusa con la totalità, e quindi ritornava alla coscienza ordinaria, ma con la fantastica conoscenza di non essere umano né di essere un corpo.

I buddisti della scuola più antica, la theravada, parlano dello “spegnersi del 
desiderio”, del diventare un vaso vuoto, ma nel buddismo non esiste nessun sé che muoia. I desideri e le vasana [le tendenze nascoste del carattere] devono
essere sradicate attraverso la pratica prolungata, ma non c’è nessun sé che muoia. Il sé non è altro che un fascio di impressioni – pensieri, emozioni,
sensazioni, immagini, ricordi ecc. – legate insieme alla meglio all’interno della mente.

Da nessuna parte nello zen si può trovare il concetto di morte dell’ego. Ciò che si trova è l’enfasi ad abbracciare la totalità del momento senza interferenze della mente.

Nel libro di David Godman vi è il racconto di come Nisargadatta si accertò che un allievo di nome Rudi avesse raggiunto la piena illuminazione, riversando quindi lodi su di lui. Nel racconto i due si sfidarono [discutendo sull’illuminazione], fino a che Nisargadatta non pose a Rudi la domanda: “Il risveglio non è veramente completo fino a che tu non muori, non è così?”. La risposta di Rudi fu la stessa che avrei dato io. Egli disse: “Come puoi dire cose del genere? È tutta un’illusione, che cosa dovrebbe dunque morire?”

Ora mi chiedo, cos’è che quelli che fantasticano sulla morte dell’ego sperano di ottenere da questa esperienza? Essi devono avere un concetto o un’idea delle conseguenze della dissoluzione delle loro stesse fantasie; si tengono cioè aggrappati al concetto di qualche stato trascendentale che deve esistere e che è altro da ciò che essi conoscono nella quotidiana dissoluzione dell’ego che tutti sperimentano (specialmente chi pratica la meditazione), o che in qualche modo è diverso nella permanenza. Ma non è questa idea nient’altro che una fantasia? Quale tipo di esperienza soddisferà la brama prodotta da una fantasia?

Si può ottenere molto presto lo stato di meditazione chiamato nirvikalpa samadhi, in cui il senso dell’io e del corpo scompaiono e quindi si sperimenta l’unità col mondo. Questo samadhi, una volta che sia stato sperimentato spesso nel corso degli anni, diventerà presumibilmente sahaja samadhi, ossia la dissoluzione permanente dell’individualità e l’entrare in un costante stato di unità e di fusione.

A Robert fu spesso chiesto se sperimentasse il mondo in questo modo, in una completa fusione. “Ovviamente no.” era la sua risposta, “Non potrei funzionare se non vedessi il mondo come lo vedete voi”.
Allora mi chiedo, cos’è che questi ricercatori della dissoluzione permanente del loro sé fantasioso [ossia non realmente esistente] cercano? Cos’è che cercano se non la permanente espansione dello stato temporaneo di non-io che si ottiene in meditazione? E a quale scopo? Qual è il beneficio d’essere in un qualche stato di dissoluzione dell’ego invece di entrare e uscire da questo tutti i giorni?

La stessa domanda vale per l’illuminazione stessa. Cos’è che le persone pensano sia l’illuminazione quando ricercano il risveglio? Ne hanno qualche pallido indizio, o è tutta fantasia? Quale tipo di esperienza soddisferà questo fantasioso desiderio?
In coloro che credono in una qualche esperienza di morte permanente del sé c’è il desiderio, o la fame, per un’esperienza non ancora conosciuta o per un fantasticato completamento.

Vedete, esperienze di fusione, esperienze della completa morte del sé, nel 
senso che l’io e la mente scompaiono, sono estremamente comuni e facili da ottenere in meditazione. Tuttavia la normalità continua sempre a tornare dopo ogni esperienza di non-sé. Cioè, la mappa interiore del sé e degli altri oggetti e concetti ritorna, permettendovi di funzionare nel mondo.

Nello zen lo sforzo non è diretto verso il trascendere l’ego, o sé personale, attraverso la morte, ma nel porre fine al suo predominio e nell'integrare entrambe le esperienze del sé e del non-sé nella vita quotidiana. Tale integrazione avviene sedendo quietamente in meditazione e leggendo le scritture nello zen soto, o attraverso un intenso lavoro sui koan [nello zen rinzai] che va a integrare vari aspetti dell’esperienza del non-sé in un corpo di conoscenza, il quale viene assimilato dallo studente come esperienza zen, o vita zen.

Quando ero un neofita studente zen e sperimentavo la totale dissoluzione di qualsiasi senso di sé molte volte al giorno, ero solito chiedermi quale dei due stati fosse reale. Era vero lo stato di unione, del sé/non-sé [ossia un sé non individuato, che non è un io individuale] e della dissoluzione del personale che trovavo nella meditazione profonda, dopo che la mente era stata lavata via come acqua che sparisce in un tombino e si rimane senza pensieri, senza sé, e completamente fusi col mondo? O era vero lo stato della mente ordinaria a cui ritornavo dopo ogni stato senza mente? A quel tempo non potevo concepire che questi due stati fossero ugualmente reali e irreali, dato che erano esperienze così diverse, e si presentavano in modi così diversi. Io ero convinto che dovesse essere reale o l’uno o l’altro dei due.
Solo parecchio tempo dopo, nel 1995, scoprii che erano entrambi irreali; persino lo stato di unità non è reale. È evidente che quello stato [di unione] appare “a me”; ma io sono al di là della coscienza e completamente separato da essa.

In quello stesso anno ebbi un’esperienza di risveglio mentre facevo la doccia. Io rivolsi la mia attenzione dentro di me e mi chiesi “Chi è che sente l’acqua scorrere su questo corpo?”. Mi ero già chiesto domande simili decine di migliaia di volte, ma questa volta, in questo stato mentale ordinario, guardai dentro e vidi il vuoto interiore che stava sempre lì… e vidi che non c’era nessun “io”. Vidi che non c’era nessuna entità, nessuna persona, nessun Ed che prendesse possesso di quell'esperienza. Il vuoto stesso era permeato da una consapevolezza non centralizzata che osservava, priva di pensieri, l’acqua che batteva sul corpo.
Che sbalorditiva esperienza. Scoprii che la parola io non aveva alcun ente né oggetto concreto a cui riferirsi. C’era solo un unico vuoto che racchiudeva sia l’interno che l’esterno, senza alcuna distinzione tra loro. Non ero il mio corpo ma ero dappertutto – permeando l’universo che era il mio corpo – la totalità della mia esperienza nell'immediata presenza, senza separazione.
Vedevo come la parola “io” si riferisse a un concetto vuoto. Non c’è un io e non c’è un non-io; non essendoci un io all'interno, non c’è neanche un non-io all'esterno. La distinzione tra interno ed esterno scomparve; la coscienza non aveva più distinzioni e permeava tutto. Tutte le parole erano vuote; tutte le forme erano assorbite nella vacuità, ed erano prive di qualsiasi sostanzialità e permanenza. Io, qualsiasi cosa fosse, non ero reale; tutto quello che percepivo, pensavo e sentivo non era reale.
Non c’era esperienza o entità che si autosostentasse ed esistesse separata da me. L’esistenza, il mondo e le entità erano permeate dal vuoto e da me, ma io stesso non avevo esistenza, non c’ero. C’era solo l’osservazione di oggetti che non avevano realtà.

Da quella realizzazione – e ce ne furono altre a seguire – è adesso subito 
visibile che non c’è ego (l’io fantasioso) che possa avere una qualche esperienza, inclusa quella di morire. C’è solo una serie di pensieri, ricordi, sensazioni, immagini che sono legati insieme alla meno peggio nella mente e che nell'insieme creavano la sensazione di un “me”. Quando si è visto chiaramente che questa entità, l’ego, non esiste, dov'è più qualcosa che possa morire? Semplicemente si ride dell’errore di aver creduto che c’era un io, o un ego, e il mondo in primo piano.

Quindi cercare, per qualsivoglia fantasioso motivo, un’esperienza di morte di qualche entità sé è uno sforzo che dev’essere visto con sospetto, in quanto quella persona non vive nel presente, nell’immediatezza dell’adesso.
Come Robert affermò, il sahaja samadhi è meramente un ritorno all’ordinario, ma che è ora riempito dalla meraviglia della straordinarietà e dalla conoscenza che il mondo non esiste e che la mia natura essenziale non è toccata dal mondo, io sono completamente al di là di esso.


Ed






· Postato in italiano su www.itisnotreal.net il 27 settembre 2011
· Titolo originale: The death of the ego
· Testo originale in inglese postato su http://itisnotreal.blogspot.com il giorno 30 aprile 2011
· Traduzione dall’inglese di Sergio Cipollaro
· Le note tra parentesi quadre sono del traduttore

giovedì 23 luglio 2015

Guardare dentro per vedere fuori

Una persona sulla via della consapevolezza si trova, solitamente, a dover affrontare parecchi ostacoli, a vari livelli. 
In qualche modo, sei sempre in lotta contro il mondo. Contro le sue convinzioni, i suoi ideali, i suoi modi di vivere, il "funziona così e basta, ti devi adeguare". Sempre in controtendenza. Fuori dai suoi schemi. E i tuoi amici e le persone a te più vicine potrebbero pensare che sei folle, ad opporti in maniera così drastica allo status quo. 
La gente ha paura, di pensare fuori dagli schemi, di interessarsi a cose "pericolose", proprio perchè sfidano tutto quello in cui tutti hanno sempre creduto. E questo è uno dei massimi affronti. Sfidiamo la nostra tribù, il nostro clan, per portare nuovo movimento ed evoluzione dove c'è stagnazione. 
Un tempo si veniva bruciati sul rogo per questo. Ai giorni nostri si è un po' più clementi, ma la pillola rossa di Matrix è sempre dura da mandar giù, all'inizio.
A meno che tu non ne possa più fare a meno, e di solito è così, allora diventa l'unica scelta percorribile.

In realtà, tutti questi ostacoli non sono propriamente necessari. Sono lì perchè tu pensi debbano esserci, perchè ancora non hai fatto pace con te stesso e le tue scelte.
La verità è che il mondo fuori rispecchia esattamente il tuo schema di pensiero, quello che credi veramente. Riflette le tue divinità interne, implacabilmente. Che siano i soldi, il sesso, il potere, la mancanza o il senso di colpa. Tutte quelle che sono le tue vere credenze ti vengono messe davanti quotidianamente, affinchè tu possa vedere chi sei, sul serio e non in base alle storie che ti racconti.
Quindi se lavori con la legge d'attrazione o similari e hai una vita che non è proprio esattamente come l'hai sognata o come la vorresti, c'è bisogno di guardarsi un attimo dentro e vedere cosa c'è che non va.
Io posso anche pensare di credere nell'amore, nella luce e nella bontà dello spirito, solo perchè mi fa comodo. Ma la realtà dei tuoi pensieri profondi è ben diversa. E la realtà ti rispecchia esattamente la tua verità più profonda, o quello che ancora non hai visto e messo a posto dentro di te. 
Ti senti una vittima della vita e non fai che lamentarti? Benissimo, sarai messo nelle condizioni di essere proprio una vittima e di vivere appieno questa esperienza, fino a quando non ne avrai abbastanza e cambierai punto di vista. 
Questo processo funziona sempre.
Non possiamo mai fuggire da noi stessi, perchè quello che siamo ci viene messo davanti in ogni attimo. 

Per questo, sulla base della mia esperienza, mi permetto di dare qualche indicazione:

1) Essere implacabilmente onesti con sè stessi

Perchè non lo siamo. Noi siamo la caricatura ben strutturata e ammantata di rigore, finzione e brillantini. Non siamo quello che abbiamo costruito della nostra persona. Anche perchè tutta la persona è un costrutto. Una finzione. Non esiste se non perchè noi abbiamo stabilito che debba esistere e continuare a farlo. 

Essere onesti con noi stessi significa andare a vedere chi siamo, a 360 gradi, in tutto e per tutto, senza ritegno e senza filtri. Esplorare le acque superficiali e soprattutto quelle profonde del nostro animo. Ricordandosi sempre che qualunque ombra troveremo, è solo un fantasma di passaggio, se noi non gli diamo attenzione e non fuggiamo disperati e pieni di paura (la paura è attenzione). E che non siamo giudicabili nè punibili proprio da nessuno, Dio compreso. Siamo noi di solito quelli che si giudicano, in primis. Ma non serve mai a nulla, sappiatelo. Se non ad appesantirsi inutilmente. 

Guardate bene chi siete e abbiate il coraggio di accettarlo. Si parte sempre da qui.

2) Imparare a sentire

Trovate quello con cui risuonate. 
Man mano che diventate onesti e sinceri con quello che c'è davvero dentro di voi, si apre uno spazio. Quello spazio potremmo definirlo il "sentire": un sapere intuitivo sempre presente, di solito velato dalla nube perenne di pensieri. Il sentire è qualcosa che proviene dal Cuore ed ha un timbro estremamente riconoscibile. Imparate a riconoscerlo e a prendere contatto con questa parte di voi rimasta in disparte finora.
Il sentire è una vera e propria guida. Se imparate ad ascoltare, vi dirà esattamente cosa fare e cosa no, cos'è bene per voi in un determinato momento, piuttosto che indicazioni specifiche sulle decisioni da prendere. Vi farà anche da tutor, nel momento in cui leggete cose che riguardano la spiritualità, come ad esempio canalizzazioni o messaggi e insegnamenti di vario tipo. Quando il messaggio vi arriva e per voi è buono, lo sentite risuonare dentro di voi in maniera molto precisa. Non è qualcosa "di testa". Lo sentirete vero per voi. E non importa cosa ne pensa chiunque altro, voi lo seguirete e lo interiorizzerete, perchè lo percepirete giusto a tutti i livelli. 
Familiarizzare con questo tipo di percezione è importatissimo, perchè ci indica con estrema precisione dove siamo e di cosa abbiamo bisogno e ci riporta in comunicazione con la parte più profonda di noi. Io la chiamo la Guida del Cuore. Ascoltatela.

3) Ascoltare, interiorizzare, ripetere

Il nostro cervello apprende attraverso la ripetizione.
Tutto quanto descritto nei passaggi sopra non sarà immediato. Potrebbero servire anni, o forse no, dipende da voi e da quanto siete appassionati. 
Vi sentirete persi una quantità impressionante di volte, ed è giusto che lo sappiate. Non si fa dall'oggi al domani. Ma è importante, secondo me, rimanere costanti e "ripassare" ogni giorno gli insegnamenti che più vi ispirano, per ricordare, memorizzare e implementare quel nuovo pensiero o schema, affinché possa diventare una realtà effettiva per voi. 
Finchè il tutto rimane un pensiero non avrete grandi risultati, ma servirà allo scopo. E' necessario che il pensiero scenda nella materia: occorre vivere l'insegnamento, diventare l'insegnamento, essere l'insegnamento. Altrimenti sono solo altre storie che ci raccontiamo, che non fanno effettivamente presa sulla nostra esistenza e non producono un vero cambiamento di prospettiva e di vita. 
Per fare questo bisogna stare sempre sul pezzo, o almeno il più possibile, ognuno a seconda delle sue possibilità. 
In alcune vie si parla di "Ricordo di sé". E' un termine molto azzeccato, perchè esprime proprio questo concetto. Dobbiamo imparare a tenere costantemente a mente l'insegnamento e a renderlo vivo dentro di noi. Solo così possiamo crescere. 

4) Avere fiducia nel processo

Questa è un po' più difficile, ed è forse la vera spina nel fianco. 
Imparare a fidarsi della vita, dello spirito nelle sue infinite forme e del processo evolutivo a tal punto da sapere che ogni cosa è buona, anche quelle che possiamo considerare dal nostro limitato punto di vista come "catastrofi". Tutto arriva per insegnarci qualcosa e per il nostro bene, che ce ne rendiamo conto o meno. Anche le situazioni peggiori. 
Ricordatevi sempre che qualunque prova ci troviamo davanti, è stata messa lì proprio perchè siamo in grado di affrontarla. Non ci viene mai dato qualcosa di impossibile per il nostro stato di coscienza di quel momento. Tutto è sempre in equilibrio, e la vita è sempre buona e gentile, ma dobbiamo imparare ad andare, a fluire con lei, anzichè contro di lei. Opporci alle situazioni non migliora le cose, mai. Trovare nuovi punti di vista e nuove consapevolezze dovrebbe essere il nostro scopo, per vedere nel disastro un'opportunità. Certo non è facile, ma su questo si basa la fiducia, in un principio superiore e ordinante che sa esattamente dove vogliamo andare e come portarci là, nelle modalità e nei modi più consoni al nostro apprendimento. Fidarsi della Vita, Fidarsi del Principio Divino che alberga dentro ognuno di noi è uno dei compiti più ardui, ma più importanti dell'intero percorso spirituale. 

Concludo con una citazione che mi è sempre piaciuta molto e che va ad integrare quanto detto finora:


“Come un’ape cerca il nettare
da tutti i tipi di fiore,
si cerchino gli insegnamenti dovunque;

come un cervo che va a trovare
un posto tranquillo per pascolare,
si cerchi la solitudine, per digerire
tutto quello che si è raccolto.

Come un pazzo,
al di là di ogni limite,
si vada ovunque piaccia,
vivendo come il leone,
libero da tutte le paure.”

(da un tantra dzogchen)




lunedì 6 luglio 2015

Schemi di realtà




Il percorso verso la conoscenza di sè stessi è una questione spinosa, non tanto perchè oggettivamente lo sia, ma perchè non siamo agevolati in questo tipo di ricerca dal tipo di vita che viviamo.  

Siamo pieni di condizionamenti, credenze erronee e limitate e concetti obsoleti e falsati che, anche se non ce ne accorgiamo, pregiudicano continuamente il nostro vivere attraverso lo schema di interpretazione della realtà che ognuno di noi possiede. 

Schema che viene assorbito nei primi anni di vita e che, se non viene messo in dubbio e contestato il prima possibile attraverso un'indagine approfondita, rischiamo di portarci dietro finché morte non ci separi. 
Lo schema, lo uso al singolare per semplificare, è come un filtro composto da tutti i sistemi di credenza e convinzione ai quali abbiamo aderito inconsapevolmente durante tutta la nostra vita. 

Questo filtro è tenuto insieme dai collegamenti neuronali che vengono attivati in riposta a un pensiero e a uno stimolo esterno di un determinato tipo. 


Noi ci conformiamo alla realtà sulla base dell'attivazione di quei collegamenti, in risposta a quel determinato stimolo. Di conseguenza, non rispondiamo all'evento esterno, qualunque esso sia, in maniera limpida e chiara, perchè non lo osserviamo nella sua realtà oggettiva, lo osserviamo nella nostra realtà, ovvero dentro la nostra testa, all'interno del nostro particolare schema di risposta sinaptico. 

Il pensiero a sua volta è collegato a doppio filo con l'emozione associata allo schema specifico attivato di volta in volta.
Va da sé che tutto ciò che ci provoca un seppur minimo disagio, ha la sua radice nel nostro cervello e nel nostro schema di credenza specifico, NON nella realtà delle cose così come sono, senza la sovrapposizione della nostra opinione a riguardo, del nostro giudizio o delle nostre paure.

Se volessimo semplificare, diremmo che questi filtri, questi schemi, sono quello che in India hanno sempre chiamato "il velo di Maya", cioè l'illusione che ci impedisce di vedere la vera Realtà. 
Per una semplice regola di specchi, noi possiamo vedere la Realtà solo se siamo la Realtà.

E' sottinteso che ci sia qualcosa che ci è sfuggito, nei secoli dei secoli, perchè noi crediamo tutti a quello che possiamo vedere e toccare con mano, a tutto ciò che può avere una realtà concreta. 
Il problema è che la realtà concreta non esiste, se non con il nostro permesso e la nostra chiamata: siamo degli invocatori di realtà. Qui si trova la radice della storia di tutti i maghi in tutti i tempi.  

Noi attraiamo, per risonanza simpatetica, tutte le energie conformi ai nostri stati di pensiero-emozione.
Il nostro sistema di credenza determina tutta la realtà, da quando ci alziamo la mattina a quando andiamo a dormire. 

Questo tipo di discorso viene declamato da molti esponenti della nuova spiritualità ormai da anni come un dato di fatto.
Potete verificare anche nella vostra vita come questo sia vero, semplicemente stando attenti al rispecchiamento pensiero/realtà. L'attenzione, in questo senso, è il primo passo verso la consapevolezza e verso la liberazione.
L'attenzione non deve essere paranoica, concentrata o forzata, ma leggera e rilassata. Così come dovremmo esserlo noi, in tutte le circostanze della vita. 


Tornando al tema di partenza, diciamo che una via spirituale consiste principalmente nel divenire consapevoli di tutti i nostri schemi, i filtri, andando a vedere cosa troviamo dietro gli innumerevoli veli che ci siamo (si, ci siamo) messi davanti agli occhi. 
E' così che, divenendone consapevoli, sgomberiamo la strada dell'energia e cominciamo a fare spazio per il cambiamento, per qualcosa di più bello e appagante.
Cominciando a "ripulire la visuale", accade che iniziamo a vedere un po' di più con gli occhi dell'Anima, piuttosto che con quelli del piccolo io che abbiamo sempre creduto di essere. E si attiva l'intuizione, che prima era sopita, quella vocina interiore che di rado ascoltiamo, ma che è sempre stata presente per guidarci lungo la strada.

Vedere fuori è vedere dentro: le due cose non sono scollegate, ma perfettamente speculari. Per fare un esempio, se noi pensiamo di essere non meritevoli di niente, la nostra vita ci porterà esattamente quello che corrisponde in questo caso, al nostro stato interiore di scarsità: la mancanza. 

Il lavoro sta nel vedere la falsità e l'inconsistenza di tutte queste sovrastrutture menzognere che ci siamo appicicati addosso, perchè qualcuno ci ha detto che le cose stavano così e noi ci abbiamo creduto.

La via spirituale è il trovare ed essere chi siamo veramente, al di là di tutte le illusioni. 
"Conosci te stesso e conoscerai l'universo e gli Dei", recita l'Oracolo di Delfi. 
Il primo passo per conoscere se stessi è riconoscere se stessi, guardarci veramente in faccia con sincerità e onestà, imparare ad accettare e ad accogliere quello che vediamo. E infine arrivare ad amarlo, al di là di ogni giudizio e compromesso.  

Ma di questo parleremo un'altra volta :)